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Istituto Lama Tzong Khapa
Istituto Lama Tzong Khapa
Pomaia (Pisa)

 

 

La diaspora tibetana

Dopo la fuga in India di S.S. il Dalai Lama, e ininterrottamente da quel momento, profughi a decine di migliaia hanno cominciato a varcare le frontiere dell'Himalaya cercando rifugio in India, nel Bhutan, nel Nepal, spesso in condizioni disastrose. L'India, paese già di per sé sovrappopolato, accolse generosamente i profughi, ma mise a loro disposizione campi profughi situati nelle pianure dell'Assam, il cui clima era assolutamente inadatto a persone abituate all'aria sottile, secca e fresca del Tibet; gli stenti patiti, la povertà, il clima, la malnutrizione falcidiarono, nei prima anni, i profughi tibetani.

Si calcola che più di 2 milioni di persone, cioè più della metà della popolazione tibetana del 1959, siano negli anni fuggiti dal Tibet per cercare asilo in India, nel Nepal, in Europa, negli Stati Uniti ed in Australia.

Dalla sua residenza di Dharamsala, in India, il Dalai Lama si è adoperato instancabilmente per riorganizzare la comunità in esilio e preservare il retaggio culturale del suo popolo.
Grazie alla sua ispirazione le varie scuole hanno ritrovato una maggiore unità, ed hanno collaborato nell'opera grandiosa del preservare l'immenso patrimonio culturale e spirituale del buddhismo tibetano, ricco di centinaia di lignaggi di trasmissione degli insegnamenti e di decine di migliaia di opere, trattati e commentari.

In India e in Nepal molti monasteri sono stati ricostruiti; nel sud dell'India, a Sera, hanno ripreso vita le grandi università monastiche. L'interesse manifestato dagli occidentali per il buddhismo del Tibet ha fatto sì che molti grandi maestri si siano recati a dare insegnamenti in Occidente, dove sono stati fondati numerosi centri di studio e di pratica, al punto che alcuni hanno parlato di una "terza diffusione" del Buddhismo.

Dharamsala quindi è il cuore della diaspora e sede del governo tibetano in esilio. Nei primi anni Sessanta furono ricostituiti l'Accademia del teatro tibetano, il centro medico, la biblioteca e gli archivi, ormai un punto di riferimento fondamentale per gli studiosi di tutto il mondo.
I rifugiati godono di un proprio sistema scolastico nell'ambito del sistema educativo indiano, il che consente ai giovani tibetani di imparare la lingua, la storia e i fondamenti della religione tibetani. Molti sono ancora, come nel Tibet tradizionale, i monaci e le monache: oltre ventimila, circa un sesto della popolazione in esilio. Il piano di studi dei monasteri rimane quello tradizionale, con poche modifiche negli studi e nelle pratiche spirituali, anche se è stato aggiunto un po' di insegnamento moderno, secolare, per meglio orientare i religiosi nel mondo contemporaneo

I contatti con la madrepatria continuano mediante i commerci. Ogni anno molti tibetani mandano clandestinamente i propri figli in India perché vengano educati nella cultura e nella religione tradizionali; questi bambini vengono accolti nei TCV, Tibetan Children's Villages, fondati e diretti dalla sorella del XIV Dalai Lama.
Vedi: www.tcewf.org/schools/tcv.html, nel sito ufficiale del Tibetan Children's Educational and Welfare Fund.


"Prima di addormentarmi, penso sempre per qualche minuto. Penso alla gente in Tibet. A quello che sta soffrendo, al suo dolore. E mentalmente recito una preghiera di ringraziamento per essere libero. Un rifugiato, ma libero. Che può parlare per il suo popolo e cercare di alleviarne le sofferenze"
(Piero Verni, "Il Dalai Lama", pag 154)


 

 

 
 
 
   
   
data ultimo aggiornamento: Martedì 30 Novembre, 2004 - webmistress: Laura